Il 20 dicembre 2025 ho partecipato alla settima edizione di “L’Emmanuel parmi nous” (L’Emanuele tra noi), organizzata dal Centro di accoglienza per rifugiati PARI di Dakar, che dal 2018 sostengo come volontaria, compatibilmente con i miei impegni.
L’evento era dedicato ai bambini dei rifugiati, la maggior parte dei quali proviene dalla Repubblica Centrafricana e dai due Congo (Repubblica Democratica del Congo e Congo Brazzaville), dal Benin, dal Ciad, dal Sudan, dalla Mauritania, dalla Costa d’Avorio, dal Burkina Faso, dalla Liberia, dal Gabon, dalla Sierra Leone, ma ci sono anche autoctoni provenienti da altre regioni del Senegal che vanno verso la capitale alla ricerca di condizioni di vita migliori.
Suscitare la speranza nel cuore di un bambino, offrirgli la possibilità di scoppiare a ridere, di sentirsi felice, di vivere tranquillo e sentirsi a casa, non è forse così che si rivive il Natale con il Bambino Gesù nella buia stalla di Betlemme? Natale vuol dire celebrare Dio con noi e come noi.
Al di là della pratica religiosa, il Natale ci ricorda i valori universali che tutti condividiamo in un’unica grande famiglia umana: amore, pace, solidarietà, rispetto per gli altri e fratellanza.


È stato così bello e commovente sentire la rappresentante del gruppo dire che in Senegal si sentono a casa, con i bambini che spontaneamente recitavano poesie, intonavano canti natalizi, accennavano passi di danza, gridavano di gioia, rallegrando l’atmosfera. Lascio la parola ad alcuni partecipanti:
Judith: «Ho 5 anni e ho composto una poesia per esprimere il dolore che mi ha dato l’essere stata costretta a lasciare il mio paese d’origine, ma ho ritrovato il sorriso grazie all’accoglienza e alla gentilezza della squadra del centro di accoglienza per rifugiati».
Sylvain: «Vengo dalla Repubblica Centrafricana, ho 10 anni e vivevo felice nel mio paese con i miei genitori fino al giorno in cui abbiamo dovuto lasciare il paese e tutta la nostra storia alle spalle. La guerra e l’insicurezza hanno preso il sopravvento e le nostre vite erano in pericolo, ed è così che la mia famiglia è arrivata a Dakar. Rendiamo gloria a Dio per aver incontrato il centro di accoglienza per rifugiati. »
Corine: «Sono senegalese e vengo dalla lontana regione di Kédougou. Speravo di trovare una vita migliore a Dakar per provvedere a me stessa e a mia figlia, che sto crescendo da sola, ma il mio sogno si è trasformato in un incubo. Grazie all’associazione del centro di accoglienza, ho avviato una piccola attività commerciale e sono molto felice di partecipare a questo Natale per i figli dei rifugiati.»
I genitori che hanno accompagnato i bambini hanno inoltre ricevuto kit alimentari e vestiti, grazie alla generosità di alcuni benefattori, per estendere la gioia del Natale a tutta la famiglia.
Rendiamo grazie a Dio per questi momenti di felicità condivisi con i più piccoli.
Suor Jacqueline COMPAORE, SFP
