Il coraggio di rimettersi in gioco

Il coraggio di rimettersi in gioco

Progetto Miriam è una casa di accoglienza per donne vittime di tratta che si trova a Padova. È una realtà significativa nella lotta contro il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e di lavoro forzato, che in Italia costituisce la terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali, dopo il traffico di armi e di droga. Sono meccanismi perversi che violano la libertà e la dignità umane.

Progetto Miriam nasce nel 1998, in risposta ad un bisogno del territorio che raggiunge il cuore del nostro carisma e delle nostre radici: la nostra fondatrice, Francesca Schervier, e le sue prime compagne avevano iniziato la loro avventura ad Aachen condividendo la propria casa con giovani prostitute che volevano cambiare vita. 

Da allora, offriamo alle donne che sono sulla strada un percorso di protezione e integrazione sociale in un luogo sicuro, dove sentirsi sostenute nel difficile cammino verso l’autonomia. In 28 anni sono state aiutate centinaia di donne, di varia provenienza. 

A Progetto Miriam è attivo anche un laboratorio occupazionale, aperto a donne esterne alla casa. È un luogo protetto, dove le donne possono socializzare, scoprire e valorizzare le proprie potenzialità, acquisire competenze, creando con le loro mani piccoli oggetti decorativi.

I percorsi delle donne accolte comprendono la regolarizzazione dei documenti, l’accompagnamento sanitario e legale, lo studio della lingua italiana e la frequenza di corsi di formazione, l’apprendimento di alcune abilità nel laboratorio occupazionale, l’avvio ad attività lavorative, la creazione di una rete di relazioni grazie al coinvolgimento di volontarie.

Ogni donna arriva da noi con un bagaglio pesante di sofferenze ed umiliazioni. Noi assistiamo al miracolo di vederle rinascere, rifiorire, acquistare fiducia per rimettersi in gioco.

Ogni giorno mi stupisco ed imparo da ciascuna la capacità di resilienza di fronte agli ostacoli, la capacità di gioire delle piccole conquiste che rinforzano le motivazioni, delle buone notizie che ravvivano la speranza. Con le altre operatrici cerchiamo di essere balsamo per queste ferite. Fra noi si creano legami intensi che generano nuove comprensioni su noi stesse e sul senso del nostro servizio.

Una delle nostre recenti ospiti è stata N., fuggita da una famiglia di connazionali che l’hanno segregata in casa per un anno, abusata, picchiata e sfruttata in ogni modo. È riuscita a scappare e ha denunciato i suoi aguzzini. Quando l’ho conosciuta ho sentito a pelle quanta sofferenza portava con sé e quanto faceva fatica ad affidarsi e fidarsi dopo aver subito tutte quelle violenze. Mi aveva colpito il fatto che stava tanto nella nostra cappella, aveva chiesto di potervi pregare anche se non era cristiana. Così, per più di un anno, si è inginocchiata mattina e sera davanti all’immagine delle sue divinità, anche loro avevano trovato un posto a Progetto Miriam… Un tardo pomeriggio, ha avuto una crisi di pianto. Sentivo che le parole servivano a poco per contenere tutta quell’angoscia, allora l’ho portata in cappella. Siamo rimaste lì in silenzio, lei continuava a piangere sommessamente. Sapevo che aveva paura del contatto fisico, ma l’ho ugualmente abbracciata e lei si è lasciata abbracciare. E ho pianto con lei. In quel momento N. mi ha rivelato il senso del mio essere lì e mi ha insegnato ad ascoltare con il cuore. Nel suo tempo con noi, N. ha fatto dei passi enormi verso l’autonomia ed è una delle tante storie positive che Progetto Miriam può raccontare. Purtroppo ce ne sono altre che raccontano fallimenti, ricadute, ma anche questo fa parte del cammino. Occorre accoglierle e nella misura del possibile continuare a supportarle perché trovino la forza di ricominciare ancora. Mai scoraggiarsi! Lo ripeto ogni volta con le parole di Madre Francesca: “coraggio e fiducia”. È un mantra potente che ci trasmette speranza e ci aiuta a credere insieme che un futuro migliore è possibile. 

Sr Marvi Delrivo, SFP