Da febbraio 2025 presto servizio presso la Caritas Diocesana di Messina occupandomi di marginalità giovanile.
Offro ai giovani di alcuni istituti di scuola superiore uno spazio di ascolto e di supporto psicologico individuale, in collaborazione con i professori ed una psicoterapeuta. Seguo, inoltre, i ragazzi del servizio civile universale, un’esperienza volontaria che permette loro di dedicare fino a un anno della propria vita a progetti di utilità sociale, attraverso azioni concrete per le comunità e il territorio. I ragazzi lavorano allo Sportello Caritas accogliendo i poveri che si affacciano a chiedere aiuto e orientandoli ad un colloquio più approfondito e di presa in cura con un operatore esperto. Fanno servizio a domicilio per persone con disabilità, accompagnandole dove hanno necessità e prestando loro compagnia, e attività di doposcuola e intrattenimento per ragazzi e adulti fragili presso delle associazioni della zona. Questi giovani mi restituiscono il valore dello stare accanto, che non ha bisogno di comprensione e capacità perfette ma di semplicità, tempo e presenza gratuita.
Come Suore Francescane dei Poveri abbiamo a cuore il mondo giovanile come luogo e fonte di nuove povertà dettate dal progresso, dal benessere, dalla presenza di adulti fragili e impreparati ad accompagnarli verso un futuro di speranza, fioritura e possibilità. Parlando con loro, mi manifestano senso di solitudine, insicurezza, ansia, forme di autolesionismo, pensieri depressivi, fatiche relazionali, dipendenze, ricerca della propria identità, incertezza per il futuro.
È sempre un privilegio poter entrare anche solo un po’ dentro la vita delle persone, in questo caso minori e fragili che si consegnano con fiducia con le loro ferite e con le parti più vulnerabili. Ricordo con affetto l’incontro con un ragazzo appassionato di pianoforte al suo quinto anno di studi. Abbandonato dal padre, viveva solo con la madre affetta da una forma di depressione e con difficoltà economiche e relazionali. Il suo sguardo era per lo più triste e rassegnato, ma esprimeva anche una grande profondità e intelligenza. Parlare di musica gli dava una forte vitalità e speranza. L’ho rincontrato in autobus a distanza di mesi, quando già aveva iniziato il suo percorso in accademia musicale, mi ha espresso gratitudine per l’ascolto ricevuto, raccontando la gioia di un nuovo percorso di vita, di come la musica lo stesse aiutando. Accompagnare questi giovani mi dà spesso l’occasione e il beneficio di portare nel cuore e in preghiera i vuoti, i silenzi, le fatiche e, come in questo caso, anche la gioia e la commozione di vedere come alcune vite possano risorgere nonostante e attraverso le ombre.
Mentre li ascolto vivo spesso un senso di impotenza rispetto al mio desiderio di vederli subito stare meglio o di dar loro la speranza in quello che li attende e non sempre accade. E così imparo con loro il valore della sospensione e dell’attesa che, se abitata nella fede, è sicuramente fruttuosa: un restare che mi decentra dal mio ideale di salvatrice, che mi fa esplorare strade di collaborazione attraverso il confronto con chi lavora con me nel progetto. Imparo l’importanza di chiedere aiuto, perché non ci si salva da soli e di affidarmi sempre più a Dio affinché mi guidi secondo il Suo bene per i ragazzi che mi affida per un pezzettino di strada.
Imparo a restare accanto, con le competenze acquisite in questi anni di studi, con tenerezza e fiducia verso me stessa, anche dove i germogli tardano a comparire; me lo insegna Maria Maddalena al sepolcro vuoto, me lo insegna Maria ai piedi della croce, me lo insegna Madre Francesca Schervier con la sua tenacia. Grazie agli incontri vissuti imparo sempre più che “Chi resta nella notte è testimone dell’alba”.
Sr Roberta Sommaggio, SFP
